Terremoto in Emilia Romagna: un'esperienza sul campo

Dalla sezione "Attualità" del sito www.ipasvi.it (ndr)

30/05/2012 - Pubblichiamo molto volentieri la bella lettera di un infermiere che, pur nella estrema difficoltà del momento, ha voluto testimoniare in diretta alla professione quanto sta vivendo per soccorrere le popolazioni colpite dal sisma. Grazie a lui e a tutti gli altri Colleghi impegnati in Emilia Romagna!


Mirandola, 29 maggio 2012 Cara Presidente e cari Colleghi, ancora una volta oggi la terra ha tremato laddove era già successo solo pochi giorni fa: si sono verificate altre morti, altri feriti e altri crolli. Come ben sanno gli infermieri, in questi momenti si ha necessità di tutto e di tutti e gli infermieri, ancora una volta, non si sono tirati indietro.
Una maxiemergenza richiede una valutazione rapida e precisa della disponibilità di forza lavoro in circostanze avverse e mutevoli: anche questa volta abbiamo dato il nostro contributo, come infermieri, a questo scopo.
Il Posto Medico Avanzato (PMA) è stato da subito attivato per dare soccorso alla popolazione colpita dalla catastrofe, quale punto di riferimento per garantire le cure del caso. Il medico e l'infermiere di Pronto Soccorso dell'Ospedale di Mirandola, alle 04:20, del 20 maggio, appena avvertito il disastro, hanno allertato la Centrale Operativa 118 di Modena Soccorso, annunciando la maxiemergenza. Dalla Centrale sono partiti i contatti con il 112, 113, 115, Prefettura, Protezione Civile, Elisoccorso, altre Centrali Operative, i vari Pronto soccorso delle Aziende Ospedaliere che insistono nell'area interessata.
Il tutto con razionalità e tempestività: nel giro di poco tempo nel parcheggio antistante l'Ospedale di Mirandola è stato allestito dalla Protezione Civile il PMA (Posto Medico Avanzato) dove infermieri, volontari e forze dell'ordine hanno condotto i pazienti ricoverati in ospedale, i feriti e l'attrezzatura per il soccorso immediato (farmaci, monitor, defibrillatori, ossigeno). Nel frattempo molte ambulanze hanno trasferito nei nosocomi limitrofi alla zona colpita dal sisma i pazienti ricoverati che non erano autosufficienti.
Il triage condotto dagli infermieri intervenuti ha permesso di valutare rapidamente un numero elevato di persone, con l'intento di portare il massimo beneficio al maggior numero di vittime, usando il minimo delle risorse. E' essenziale, in questi casi, il triage, poiché un terremoto di questa entità determina una sproporzione tra i mezzi di soccorso immediatamente disponibili e le reali necessità derivanti dall'avvenimento.
Nelle maxiemergenze extraospedaliere è difficile quantificare le risorse umane necessarie, al di là di quello che sentiamo ripetutamente in televisione: non si può sapere, ci si può solo attrezzare per prevedere e non farsi cogliere del tutto impreparati. Oltre alle prime cure si deve garantire anche la ricerca, il salvataggio, il recupero e il trasporto verso le strutture ospedaliere idonee.
Il PMA ha attrezzato al suo interno: un'area triage, un'altra per il PS e le urgenze; un'area chirurgica – ortopedica; un'area pediatrica – ginecologica; un'area cardiologia; un'area radiologica, un'area evacuazione/trasporti.
Dal PMA i pazienti devono essere trasferiti negli ospedali o in strutture di alta specializzazione per la patologia che li riguarda. E' stato quindi necessario definire la rete dei presidi destinati ad accogliere coloro che avevano necessità di interventi strutturati.
In attesa del trasferimento, abbiamo cercato di stabilizzare i parametri vitali e garantito gli interventi del caso: come sempre non è stato facile, ma gli infermieri sono abituati a situazioni non facili. Abbiamo incontrato psicologi, vigili del fuoco, operatori della Protezione Civile, volontari, Forze dell'Ordine (Polizia di Stato, Carabinieri, Guardia di Finanza), Forze Armate (Esercito): in questi casi le diverse competenze e ruoli ci hanno accomunato anziché distinguerci.
Perché scrivere di tutto questo? Beh, noi infermieri c'eravamo e ancora restiamo con le persone sui luoghi del disastro.
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